Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10314 del 20/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/04/2021, (ud. 13/01/2021, dep. 20/04/2021), n.10314

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FRACANZANI Marcello M. – Consigliere –

Dott. NICASTRO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13141/2017 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, in persona del direttore p.t., rappresentata e

difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici, in

Roma, in via dei Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– ricorrente –

contro

Mec Paestum Hotel s.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’avv. Luigi Acerbo, presso cui

è elettivamente domiciliata in Agropoli (SA); al corso Garibaldi n.

62; domicilio in Roma, P.zza Cavour, presso la Cancelleria della

Corte di Cassazione;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 11531/16 della Commissione tributaria

regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, pronunciata

in data 30 novembre 2016, depositata in data 19 dicembre 2016 e non

notificata.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 13 gennaio

2021 dal consigliere Andreina Giudicepietro.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle Entrate ricorre con un unico motivo avverso la Mec Paestum Hotel s.r.l. per la cassazione della sentenza n. 11531/16 della Commissione tributaria regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, pronunciata in data 30 novembre 2016, depositata in data 19 dicembre 2016 e non notificata, che, in controversia relativa all’impugnativa dell’atto di accertamento per maggiori Ires ed Irap dell’anno di imposta 2007, ha accolto l’appello della società contribuente avverso la sentenza della C.t.p. di Salerno, favorevole all’erario;

nella fattispecie in esame, la Direzione Provinciale di Salerno contestava, con avviso di accertamento n. TF9031307524/2011, l’esistenza di un reddito pari ad Euro 407.499,35, motivato con il diniego di interpello disapplicativo, emesso su apposita istanza presentata dalla società contribuente ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 37 bis, comma 8, allo scopo, di non vedersi applicato il regime normativo, previsto per le società di comodo, dalla L. n. 724 del 1994, art. 30;

la società, con ricorso alla C.t.p. di Salerno, chiedeva l’annullamento del predetto atto, deducendo l’infondatezza del provvedimento, per mancanza dei presupposti di fatto e di diritto necessari per l’applicazione della disciplina sopra citata e l’illegittimità della suddetta normativa, la quale violava tanto l’art. 72 T.u.i.r., quanto l’art. 53 Cost.;

inoltre, secondo la società, risultava provato il mancato conseguimento di ricavi nel periodo di imposta accertato, dato che l’unica azienda posseduta, che avrebbe dovuto svolgere l’attività di impresa, era stata affittata e, quindi, non era nella disponibilità della società contribuente;

la C.t.p. di Salerno rigettava il ricorso, ritenendo che la società, non avendo superato il test di operatività, non avesse dato prova dell’inapplicabilità dei parametri, dovuta alla sussistenza di condizioni di oggettiva impossibilità dell’esercizio dell’impresa;

la C.t.r., invece, accoglieva l’appello della società contribuente, ritenendo che quest’ultima avesse dimostrato le “condizioni oggettive” (quali la congruità del canone di affitto per un periodo di dodici anni, considerata l’intenzione, in tale arco temporale, di conservare l’avviamento dell’attività imprenditoriale) che avevano reso impossibile il conseguimento dei ricavi;

a seguito del ricorso, la società resisteva con controricorso;

il ricorso è stato fissato per la Camera di Consiglio del 13 gennaio 2021, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. 25 ottobre 2016, n. 197;

con successiva memoria, la società contribuente ha chiesto dichiararsi cessata la materia del contendere, per aver aderito alla definizione agevolata, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10;

l’Agenzia delle entrate ha attestato che la domanda risulta ammissibile (con nota depositata nel ricorso n. 8874/2016 R.G., pendente tra le stesse parti e fissato per l’odierna camera di consiglio innanzi a questo collegio), in quanto regolarmente presentata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

preliminarmente, deve rilevarsi che la società contribuente ha presentato domanda di definizione della controversia del D.L. n. 199 del 2018, ex art. 6, in relazione all’impugnativa dell’atto di accertamento per maggiori Ires ed Irap dell’anno di imposta 2007, con documentazione allegata;

la società ha chiesto, quindi, dichiararsi l’estinzione del giudizio per cessata la materia del contendere, ai sensi del D.L. n. 119 del 2018, art. 6, comma 10;

l’Agenzia delle entrate ha attestato che la domanda risulta ammissibile e regolarmente presentata ai fini della definizione della lite;

pertanto, può dichiararsi l’estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere;

ai sensi di legge, le spese rimangono a carico delle parti che le hanno anticipate.

P.Q.M.

la Corte dichiara estinto il processo per il verificarsi della fattispecie di cui al D.L. n. 119 del 2018, art. 6 e cessata la materia del contendere.

Così deciso in Roma, il 13 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2021

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