Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10311 del 20/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 20/04/2021, (ud. 11/01/2021, dep. 20/04/2021), n.10311

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – rel. Consigliere –

Dott. D’AQUINO Filippo – Consigliere –

Dott. FRAULINI Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19492/15 R.G. proposto da:

JOKER S.R.L., in persona del legale rappresentante, rappresentata e

difesa, giusta delega in calce al ricorso, dall’avv. Claudio

Giordano, con domicilio eletto presso lo studio Legale Macchi di

Cellere Gangemi, in Roma, via Giuseppe Cuboni, n. 12;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 489/29/15 depositata in data 29 gennaio 2015;

udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 11 gennaio

2021 dal Consigliere Dott.ssa Pasqualina Anna Piera Condello.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate notificava alla società Joker s.r.l. avviso di accertamento con il quale procedeva al recupero a tassazione di IRES, I.V.A. e IRAP, per l’anno 2007, contestando maggiori redditi derivanti da otto apparecchi d’intrattenimento privi di autorizzazione e non denunciati.

A seguito di ricorso, con il quale la società eccepiva la nullità dell’accertamento per omessa allegazione del processo verbale di constatazione e per carenza di motivazione e deduceva, nel merito, che gli introiti derivanti dagli apparecchi non autorizzati erano stati versati al gestore e contabilizzati ai fini IRES, la Commissione tributaria provinciale accoglieva il ricorso, rilevando che la determinazione della base imponibile IRES era fondata su presunzione semplice priva di qualsiasi supporto probatorio.

2. La sentenza veniva impugnata dall’Amministrazione finanziaria dinanzi alla Commissione regionale del Lazio che riformava la sentenza di primo grado.

Osservava, in particolare, che l’accertamento era stato legittimamente effettuato ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 41-bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 5, in conseguenza della mancata denuncia dei redditi derivanti dagli apparecchi di gioco non denunciati e che l’accertata evasione dell’imposta sugli intrattenimenti (ISI) costituiva valido indizio da cui poter presumere che la medesima base imponibile fosse stata sottratta all’IRES; escludeva, inoltre, che la fattura n. (OMISSIS) del (OMISSIS) dell’importo di Euro 2.530,00, prodotta dalla contribuente, relativa a dodici apparecchi di proprietà della stessa e affidati al gestore che aveva emesso fattura, potesse provare, in assenza di qualsiasi specificazione in ordine alla matricola ed all’importo da ciascun apparecchio ricavato, che gli introiti non denunciati fossero ricompresi nella prestazione fatturata e fossero stati denunciati ai fini IRES.

I giudici d’appello disattendevano l’eccezione di nullità dell’atto impositivo per omessa allegazione del processo verbale di constatazione redatto dalla Guardia di Finanza, negando altresì l’abbattimento del 50 per cento dell’I.V.A. previsto per gli esercenti i giochi dal D.P.R. n. 633 del 1973, art. 74, comma 6.

3. Avverso la suddetta decisione ha proposto ricorso per cassazione la società Joker s.r.l., con tre motivi.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato atto di costituzione al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

In prossimità dell’adunanza camerale del 22 novembre 2019, la contribuente ha depositato memoria ex art. 380-bis 1 c.p.c., con la quale, dichiarando di avere presentato dichiarazione di adesione agevolata ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito con modificazioni dalla L. n. 225 del 2016, e di avere provveduto all’integrale pagamento del debito, ha chiesto dichiararsi l’estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere.

Questa Corte, con ordinanza interlocutoria resa all’esito dell’adunanza camerale, ha rinviato la causa a nuovo ruolo, assegnando alla parte ricorrente, ai sensi dell’art. 372 c.p.c., termine per la notificazione alla controparte dell’elenco dei nuovi documenti prodotti unitamente alla memoria.

L’Agenzia delle entrate ha depositato istanza di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, allegando comunicazione di regolarità della definizione agevolata, e in data 24 novembre 2020 la contribuente ha depositato la notifica effettuata in ottemperanza all’ordinanza interlocutoria del 22 novembre 2019.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente, deducendo violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4 e della L. n. 212 del 2000, art. 7, censura la decisione impugnata nella parte in cui i giudici d’appello hanno rigettato la invocata eccezione di illegittimità dell’avviso di accertamento per mancata allegazione dell’atto su cui esso si fonda.

Assume che su tale questione la sentenza è assolutamente carente di motivazione e contrasta con l’orientamento pacifico di questa Corte.

2. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 39 e 41-bis, lamentando che l’Ufficio e i giudici di secondo grado si sono limitati a presumere che i corrispettivi derivanti dagli otto apparecchi elettronici di cui all’art. 110 t.u.l.p.s., comma 7, fossero pari alla base imponibile derivante dall’applicazione dell’imposta sugli intrattenimenti (ISI) da cui era scaturito l’accertamento.

L’accertamento parziale ex art. 41-bis cit., ad avviso della ricorrente, può trarre origine dall’esercizio di poteri istruttori posti in essere da altri organi dell’Amministrazione finanziaria, ma solo se in tale sede emergano elementi di prova tali da consentire all’Ufficio di accertare ictu oculi l’evasione del contribuente; nel caso di specie, invece, l’accertamento – avente ad oggetto il recupero di imposte come IRES e I.V.A. il cui presupposto è totalmente diverso rispetto all’imposta sugli intrattenimenti (ISI) – non si è concretizzato in una semplice attività di riscontro tra quanto segnalato e quanto accertato.

3. Con il terzo motivo, deducendo motivazione apparente ex art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, e violazione del principio della capacità contributiva (art. 53 Cost.), lamenta che proprio con riferimento alla sussistenza dei requisiti della gravità, precisione e concordanza della presunzione alla base dell’avviso di accertamento in materia di Ires e I.V.A., i giudici hanno offerto una motivazione del tutto apparente, senza alcuna approfondita disamina logico e giuridica della questione, disattendendo la prova da essa fornita – ossia la fattura n. 1 del (OMISSIS) – che dimostrava che gli incassi riconducibili agli apparecchi oggetto di verifica erano stati ricompresi nella base imponibile IRES dell’anno di riferimento (anno d’imposta 2007).

4. In pendenza del giudizio, come sopra esposto, la società contribuente ha depositato memoria con istanza di declaratoria di cessazione della materia del contendere, dichiarando di avere aderito alla definizione agevolata dei carichi affidati all’Agente della riscossione, ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016.

5. Secondo la giurisprudenza di questa Corte, “in presenza della dichiarazione del debitore di avvalersi della definizione agevolata con impegno a rinunciare al giudizio ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 6, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 225 del 2016, cui sia seguita la comunicazione dell’esattore ai sensi di tale norma, comma 3, il giudizio di cassazione deve essere dichiarato estinto, ex art. 391 c.p.c., rispettivamente per rinuncia del debitore, qualora egli sia ricorrente, ovvero perchè ricorre un caso di estinzione ex lege, qualora sia resistente o intimato; in entrambe le ipotesi, peraltro, deve essere dichiarata la cessazione della materia del contendere qualora risulti, al momento della decisione, che il debitore abbia anche provveduto al pagamento integrale del debito rateizzato” (Cass., sez. 6, 3/10/2018, n. 24083; Cass., sez. L 2/05/2019, n. 11540; Cass., sez. 5, 11/02/2020, n. 3245);

6. Nel caso di specie, la ricorrente ha documentato di avere presentato la dichiarazione di definizione agevolata e di avere integralmente pagato l’importo dovuto, con conseguente perfezionamento della definizione, come, peraltro confermato dalla istanza di estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere depositata dall’Agenzia delle entrate.

7. Risulta, dunque, evidenziata, secondo i principi indicati da Cass. n. 24083 del 3 ottobre 2018, una fattispecie di estinzione ex lege del processo di cassazione per il verificarsi della fattispecie prevista dalla legge che regola l’adesione agevolata.

8. Le spese del processo estinto restano a carico della parte che le ha anticipate, a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 46, comma 3. Infatti, tanto nel caso di rinuncia al ricorso da parte del debitore quanto in quello, come nella specie, di emersione della verificazione della fattispecie di cui all’art. 6 in situazione in cui il contribuente risulti resistente (o intimato) il contenuto della definizione agevolata assorbe il costo del processo pendente (Cass., sez. 6-3, 3/10/2018, n. 24083).

In ragione della adesione alla definizione agevolata della controversia, non si ravvisano i presupposti per la dichiarazione di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, trattandosi di misura la cui natura eccezionale, perchè lato sensu sanzionatoria, impedisce ogni estensione interpretativa oltre i casi tipici del rigetto, dell’inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione (Cass., sez. 6-1, 12/11/2015, n. 23175; Cass., sez. 6-5, 7/12/2018, n. 31372).

P.Q.M.

dichiara estinto il giudizio per il verificarsi della fattispecie di cui al D.L. n. 193 del 2016, art. 6 e dichiara cessata la materia del contendere.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 11 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2021

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