Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10283 del 29/05/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/05/2020, (ud. 26/02/2020, dep. 29/05/2020), n.10283

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso iscritto al n. 15362/2018 R.G. proposto da:

M.T., rappresentata e difesa, per procura speciale in calce

al ricorso, dall’avv. Marilena MARTUSCELLI, ed elettivamente

domiciliata in Roma, alla via Fogliano, 4/A, presso lo studio legale

dell’avv. Paolo BARLETTA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. 06363391001, in persona del Direttore pro

tempore, rappresentata e difesa dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO

STATO, presso la quale è domiciliata in Roma, alla via dei

Portoghesi n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 92901/04/2017 della Commissione tributaria

regionale della CAMPANIA, Sezione staccata di SALERNO, depositata il

07/11/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 26/02/2020 dal Consigliere Lucio LUCIOTTI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

LA CORTE:

– in controversia avente ad oggetto un avviso di accertamento emesso nei confronti di M.T. per recupero a tassazione del maggior reddito di capitale da questa conseguita nei limiti della quota di partecipazione (pari al 99,00%) nella P. s.r.l., a ristretta base societaria, nei cui confronti

l’amministrazione finanziaria aveva accertato, con riferimento all’anno di imposta 2010, un maggior reddito di impresa ai fini IVA, IRES ed IRAP, con la sentenza impugnata la CTR, accoglieva l’appello dell’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole sentenza di primo grado, sostenendo che era ancora pendente il giudizio di impugnazione dell’avviso di accertamento societario, che non sussisteva la dedotta violazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, in assenza di un concreto pregiudizio subito dalla ricorrente, che sussisteva la presunzione di distribuzione degli utili societari essendo irrilevante la circostanza che questi non fossero transitati sul conto corrente della socia;

– per la cassazione della sentenza d’appello la contribuente ricorre con tre motivi cui replica l’intimata con controricorso;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio, all’esito del quale la ricorrente ha depositato istanza di sospensione del presente giudizio D.L. n. 119 del 2018, ex art. 6, comma 10, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 136 del 2018;

– sulla questione della sospensione del processo ai sensi della citata disposizione, non sussistono i presupposti per definire la causa ai sensi dell’art. 375 c.p.c., comma 1, nn. 1-5, e che, conseguentemente, la stessa va rimessa alla pubblica udienza della Quinta Sezione civile di questa Corte.

P.Q.M.

rinvia la causa alla pubblica udienza della Quinta Sezione civile di questa Corte.

Così deciso in Roma, il 26 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 maggio 2020

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