Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10269 del 10/05/2011

Cassazione civile sez. trib., 10/05/2011, (ud. 03/12/2010, dep. 10/05/2011), n.10269

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARLEO Giovanni – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma alla via dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

G.E.;

– intimato –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio

n. 405/5/06, depositata il 9 marzo 2007.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 3

dicembre 2010 dal Relatore Cons. Dr. Antonio Greco.

La Corte:

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione nei confronti della sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio n. 405/5/06, depositata il 9 marzo 2007, che, rigettando l’appello dell’Agenzia delle entrate, ufficio di Roma 5, ha riconosciuto ad G.E., ex dipendente del C.N.R., il diritto al rimborso della ritenuta IRPEF operata dal datore di lavoro sulla parte del trattamento di fine rapporto corrispostagli in buoni postali fruttiferi e relativi interessi, perchè ritenuta esente da imposte.

Il contribuente non ha svolto attività nella presente sede.

Il ricorso contiene un motivo, rispondente ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis cod. proc. civ., con il quale si censura la sentenza impugnata per avere escluso la soggezione ad imposta dei buoni postali fruttiferi e dei relativi interessi, che sarebbero invece assoggettati al regina di tassazione di cui al D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, artt. 16 e 17.

Il motivo appare manifestamente fondato, alla luce del principio secondo il quale, “in tema di imposte sui redditi, il trattamento di fine rapporto e le indennità equipollenti, comunque denominate, ai sensi del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 16 e 17, sono soggetti, con tassazione separata, all’imposta sul reddito delle persone fisiche e gli importi erogati a titolo di trattamento di fine rapporto non mutano natura solo perchè corrisposti sotto forma di buoni postali fruttiferi (con i relativi interessi) al dipendente dal datore di lavoro (nella specie, C.N.R.). Non osta alla tassazione la circostanza dell’originaria intestazione dei buoni postali anche al lavoratore (al quale i titoli saranno poi consegnati dallo stesso datore di lavoro all’atto della cessazione del rapporto), poichè tale intestazione implica un vincolo di destinazione dei titoli (e delle somme rappresentate), a garanzia del pagamento dell’indennità, affinchè il datore di lavoro non possa diversamente utilizzarli, ma non comporta che i titoli medesimi entrino, sin dal loro acquisto e in costanza del rapporto di lavoro, nella disponibilità del lavoratore, il quale, invece, ne acquista il possesso e la legittimazione a disporne solo nel momento in cui si realizza il presupposto della tassazione disciplinata dal D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 16 e 17″ (Cass. n. 19598 del 2005, n. 24203 del 2008).

In conclusione, si ritiene che, ai sensi dell’art. 375, comma 1, e art. 380 bis cod. proc. civ., il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto manifestamente fondato”;

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite;

che non sono state depositate conclusioni scritte nè memorie;

considerato che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il ricorso deve essere accolto, la sentenza impugnata deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto del ricorso introduttivo del contribuente;

che le spese seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo del contribuente.

Condanna l’intimato al pagamento delle spese, liquidate in complessivi Euro 1.100, ivi compresi Euro 100 per esborsi.

Così deciso in Roma, il 3 dicembre 2010.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2011

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