Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10228 del 28/04/2010

Cassazione civile sez. I, 28/04/2010, (ud. 24/02/2010, dep. 28/04/2010), n.10228

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. DOGLIOTTI Massimo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.A., M.T., MODES CONFEZIONI DI SACCO

GIUSEPPINA & FIGLI SNC in persona del legale rappresentante

pro

tempore, S.G. in proprio, M.C.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIA GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI 36,

presso l’avvocato IZZO GIOVANNI, rappresentati e difesi dall’avvocato

ROSICA ALFONSO giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

CURATELA FALLIMENTO MODES CONFEZIONI DI SACCO GIUSEPPINA & FIGLI

SNC

& SINGOLI SOCI, S.G., BANCA DI CREDITO COOPERATIVO

DI

CASTIGLIONE MESSER RAIMONDO & PIANELLA SCARL;

– intimati –

avverso la sentenza n. 357/2004 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 25/05/2004;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/02/2010 dal Consigliere Dott. CECCHERINI Aldo;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Libertino Alberto che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con citazione notificata il 7 dicembre 1989, la Modes Confezioni di Sacco Giuseppina e Figli s.n.c. in persona di S.G., e i soci S.G., in proprio e per la minore M. A., nonche’ M.C. e M.T. si opposero al fallimento della societa’ e dei soci, dichiarato dal Tribunale di Pescara. La curatela del fallimento, e la Cassa rurale e artigiana di C.M.M. resistettero all’’opposizione.

Il tribunale, con sentenza 13 gennaio 1998, respinse l’opposizione, ponendo le spese a carico dei soccombenti. Contro la sentenza, notificata ai cinque opponenti separatamente il 23 marzo 1998, sia la societa’ e sia i soci proposero appello davanti al Tribunale dell’Aquila, con atto notificato il 22 aprile 1998.

La corte d’appello di L’Aquila, con sentenza 25 maggio 2004, dichiaro’ l’appello tardivo a norma della L. Fall., art. 19, comma 32 ed inammissibile.

Per la cassazione della sentenza, notificata loro il 14 aprile 2005 presso il procuratore costituito in appello, ricorrono sia la societa’ e sia i singoli soci con atto notificato in data 11 luglio 2005, affidato a due mezzi.

Il fallimento non ha svolto difese.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

I ricorrenti deducono la nullita’ della notificazione della sentenza impugnata, siccome eseguita presso il difensore domiciliatario mediante consegna di una sola copia, invece che di tante copie quanti sono i destinatari della notifica, con conseguente mancato decorso del termine breve per impugnare.

L’assunto e’ infondato. Esso si basa su una giurisprudenza di questa corte non piu’ attuale. Secondo il piu’ recente insegnamento delle Sezioni unite, formulato a proposito del diverso ma connesso caso della notificazione dell’atto d’impugnazione, che il collegio condivide e al quale ritiene di doversi uniformare, la notifica eseguita presso il procuratore costituito per piu’ parti, mediante consegna di una sola copia (o di un numero inferiore), e’ valida ed efficace, in virtu’ della generale applicazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, alla luce del quale deve ritenersi che non solo in ordine alle notificazioni endoprocessuali, regolate dall’art. 170 c.p.c., ma anche per quelle disciplinate dall’art. 330 c.p.c., comma 1, il procuratore costituito non e’ un mero consegnatario dell’atto di impugnazione, ma ne e’ il destinatario, analogamente a quanto si verifica in ordine alla notificazione della sentenza a fini della decorrenza del termine d’impugnazione “ex” art. 285 c.p.c., in quanto investito dell’inderogabile obbligo di fornire, anche in virtu’ dello sviluppo degli strumenti tecnici di riproduzione degli atti, ai propri rappresentati tutte le informazioni relative allo svolgimento e all’esito del processo (Cass. Sez. un. 15 dicembre 2008 n. 29290).

Con specifico riguardo all’art. 285 c.p.c., norma specificamente applicabile al caso in esame, si osserva che la limitazione in essa del richiamo dell’art. 170 c.p.c., commi 2 e 3 (con omissione del secondo, che consente esplicitamente la consegna di una sola copia al procuratore costituito per piu’ parti; elemento in passato utilizzato a sostegno alla tesi della necessita’ di consegna di tante copie quante sono le parti costituite) e’ stata soppressa recentemente dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 46. Questa disposizione ha dunque recepito l’interpretazione che la giurisprudenza aveva gia’ dato della norma. Nella motivazione della medesima citata sentenza delle sezioni unite si osserva, infatti, che l’art. 285 c.p.c. prevede espressamente l’applicabilita’ alla notificazione della sentenza dello schema normativo di cui all’art. 170 c.p.c., qualificando cosi’ ineludibilmente il procuratore costituito come destinatario (e non mero consegnatario) della notifica: sicche’ non avrebbe alcun senso che quanto stabilito dall’art. 170 c.p.c., assumesse un altro (assai differente) significato una volta che quella stessa disposizione fosse letta nel contesto dell’art. 285 c.p.c., nulla essendovi in quest’ultima norma che autorizzi un simile stravolgimento interpretativo. Peraltro, la stessa ratio per la quale la disposizione di cui all’art. 285 c.p.c., individua nel procuratore costituito il destinatario della notifica della sentenza rende evidente come sia puro formalismo distinguere tra notifica effettuata al procuratore costituito e notifica effettuata presso il medesimo procuratore: ed infatti, questa Corte non ha mancato di rilevare che, “ai fini della decorrenza del termine breve per l’impugnazione, la notificazione della sentenza alla parte presso il procuratore costituito deve considerarsi equivalente alla notificazione al procuratore stesso, ai sensi dell’art. 285 c.p.c., poiche’ entrambe le forme di notificazione soddisfano l’esigenza di assicurare che la sentenza sia portata a conoscenza della parte per il tramite del suo rappresentante processuale, professionalmente qualificato a vagliare l’opportunita’ dell’impugnazione” (Cass. n. 5998 dei 1994; v. nello stesso senso Cass. nn. 7818 del 1997; nn. 666 e 10602 del 1998; n. 5449 del 2000; n. 11257 del 2004; n. 24795 del 2005).

Dalle precedenti considerazioni discende che la notifica della sentenza impugnata, eseguita il 14 aprile 2005 al procuratore costituito in appello per tutte le parti da lui rappresentate, mediante consegna di un’unica copia, era valida e idonea a far decorrere il termine breve per proporre ricorso per Cassazione, e che il ricorso notificato in data 11 luglio 2005 e’ tardivo ed inammissibile.

Le spese del giudizio sono a carico dei ricorrenti, e sono liquidate come in dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimita’, liquidate in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre alle spese generali e magli accessori come per legge.

Cosi’ deciso a Roma, nella Camera di consiglio della sezione prima della Corte suprema di cassazione, il 24 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2010

 

 

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