Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10219 del 10/05/2011

Cassazione civile sez. III, 10/05/2011, (ud. 13/04/2011, dep. 10/05/2011), n.10219

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MASSERA Maurizio – Presidente –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Adelaide – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – Consigliere –

Dott. CARLUCCIO Giuseppa – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

G.A. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA FLAMINIA 213, presso lo studio dell’avvocato REBOA ROMOLO,

che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati SAPORITI MARCO

DELIO ANGELO, MARTORANA ROSARIA giusta delega a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.L. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA LIMA 15, presso lo studio dell’avvocato VERINO MARIO ETTORE, che

lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato RONFINI LUIGI giusta

delega a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 749/2005 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

Sezione 4 Civile, emessa il 23/02/2005, depositata il 10/05/2005;

R.G.N. 249/2001;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

13/04/2011 dal Consigliere Dott. GIOVANNI GIACALONE;

udito l’Avvocato SAPORITI MARCO;

udito l’Avvocato VERINO MARIO ETTORE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAMBARDELLA Vincenzo che ha concluso per il rigetto.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

1. G.A. propone ricorso per cassazione, sulla base di unico motivo, avverso la sentenza della Corte di Appello di Venezia del 10 maggio 2005, che ha confermato quella di primo grado, relativa all’accoglimento della domanda proposta nei confronti della predetta da G.L., proprietario dell’immobile adiacente, in ordine ai danni subiti a seguito di lesioni (crepe e fessurazioni) alle pareti ed ai soffitti della propria casa di abitazione verificatisi a seguito di lavori di ristrutturazione eseguiti nel vicino immobile della ricorrente. L’intimato resiste con controricorso, illustrato con memoria, e chiede dichiararsi inammissibile e, comunque, infondato il ricorso.

2. La ricorrente deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2697 c.c., omessa e/o insufficiente istruttoria e motivazione, perchè la Corte territoriale avrebbe erroneamente applicato la disciplina della responsabilità da cose in custodia e non quella dell’art. 2043 c.c., non avrebbe correttamente applicato i principi sull’onere probatorio, che facevano carico all’attore di dimostrare rigorosamente solo il nesso causale tra i lavori eseguiti ed i danni riportati dall’abitazione e, infine si sarebbe erroneamente riferita, ai fini della decisione, alla c.t.u., “palesemente esplorativa”, nonchè contraddittoria ed illogica.

3. Le doglianze – che ripropongono censure ( motivatamente disattese in maniera congrua e corretta dalla Corte territoriale – non colgono nel segno.

3.1. Osserva la Corte che il primo profilo della doglianza, relativo all’asserita non configurabilità nella specie di una responsabilità da cosa in custodia a norma dell’art. 2051 c.c. si rivela inammissibile, non risultando impugnata la specifica ed autonoma ratio decidendi, contenuta nella motivazione della sentenza impugnata, secondo cui, a ben vedere, la situazione non muterebbe ove fosse applicata la norma generale in materia d’illecito aquiliano (art. 2043 c.c.), atteso che le risultanze sia dell’A.T.P. che della C.T.U in corso di causa hanno permesso di accertare in modo sufficientemente univoco la piena riconducibilità delle crepe apertesi sulla muratura divisoria e nelle immediate adiacenze ai lavori disposti dalla G.A., considerato che l’attività di ristrutturazione fu evidentemente posta in essere in mancanza delle occorrenti precauzioni, come richiesto nel caso di un fabbricato presentante un profilo statico-strutturale particolarmente fragile”.

3.2. Nè sussiste la violazione dell’art. 2043 c.c., lamentata nel secondo profilo del motivo, posto che, come risulta dalla riferita motivazione della sentenza impugnata, la Corte territoriale ha correttamente ricostruito la sussistenza della prova in ordine alla collegabilità delle crepe e delle fessurazioni ai lavori di ristrutturazione condotti senza le dovute cautele nell’immobile adiacente. Per le stesse ragioni, inoltre, le doglianze di cui al terzo profilo del motivo – relativo all’assunta contraddittorietà della C.T.U., mirano ad un’inammissibile rivalutazione delle risultanze di merito, su cui vi è stato, come si è detto, congruo e motivato apprezzamento. E’, infine, inammissibile il profilo di censura relativo all’omessa pronuncia sulle spese della fase sommaria, non essendo stata tale doglianza formulata quale violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, trattandosi di asserito error in procedendo.

Ne deriva il rigetto del ricorso. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, che liquida in Euro 1.500,00, di cui Euro 1.300,00 per onorario, oltre spese generali ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 13 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 10 maggio 2011

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