Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10201 del 28/04/2010

Cassazione civile sez. II, 28/04/2010, (ud. 17/02/2010, dep. 28/04/2010), n.10201

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHETTINO Olindo – Presidente –

Dott. ODDO Massimo – Consigliere –

Dott. PICCIALLI Luigi – rel. Consigliere –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 5738/2005 proposto da:

A.L., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato COLATEI Augusto;

– ricorrente –

e contro

PREFETTURA TRIESTE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 94/2004 del GIUDICE DI PACE di TRIESTE,

depositata il 30/01/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

17/02/2010 dal Consigliere Dott. LUIGI PICCIALLI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GOLIA Aurelio, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

A.L. propose, davanti al Giudice di Pace di Trieste, opposizione avverso l’ordinanza – ingiunzione del Prefetto di quella provincia in data 23.6.03, con la quale le erano state irrogate la sanzione pecuniaria amministrativa di Euro 532,22 e quella accessoria di divieto di emissione di assegni per due anni, per l’illecito amministrativo di cui all’art. 2 L. 386/90 e succ. modd., avendo emesso,a favore della società Fer Gj. S.r.l., un assegno bancario dell’importo di Euro 6.711,50, tratto su conto comune con il marito G.P. sulla Banca Generali di Trieste,risultato privo di provvista. L’opponente dedusse che, dopo che il titolo era stato respinto perchè scoperto da un’altra banca presso la quale il marito, socio della suddetta società, l’aveva negoziato, aveva eseguito su suggerimento di un funzionario di quella trattaria un bonifico in data 28.6.02, ma che, nonostante tale copertura la banca aveva trasmesso l’informativa alla prefettura, che non aveva tenuto conto degli scritti difensivi, ritenendo non intervenuto il prescritto pagamento estintivo entro gg. 60 di cui alla L. n. 368 del 1990, art. 8. Chiese, pertanto, al giudice di riconoscere il proprio errore scusabile e l’avvenuto pagamento, al riguardo producendo anche una dichiarazione sostituiva di notorietà in data 15.7.03, a firma del G., attestante la ricezione in contanti da parte della società Fer.Gj. nel giorno (OMISSIS) della somma portata dal titolo,oltre accessori.

Si costituiva e resisteva la Prefettura, segnatamente contestando l’intrinseca attendibilità di tale produzione.

Il giudice adito, dopo aver disposto ai sensi dell’art. 210 c.p.c., l’esibizione del libro-giornale della società, allo scopo di accertare se ne risultasse l’introito della soma, all’esito della conseguente produzione documentale dell’opponente, con sentenza dei 23/30.1.04 respinse l’opposizione, rilevando che dalla pagina del libro giornale era solo risultato il versamento in data 20.6.02 del titolo, poi risultato scoperto, mentre nessuna prova era emersa dell’assunto successivo pagamento in contanti del 26.6.02; escludeva la dedotta mancanza di colpa, per non aver l’opponente preventivamente verificato la copertura dell’assegno e ritenendo al riguardo irrilevanti le vicende successive alla emissione e presentazione del titolo, osservando che il versamento eseguito su assunto suggerimento della banca trattarla non rispondeva alle condizioni di cui alla L. n. 386 del 1990, art. 8, comma 3.

Per la cassazione di tale sentenza ricorre la A., deducendo due motivi di censura.

La Prefettura di Trieste non ha svolto in questa sede attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione della L. 15 dicembre 1990, n. 386, art. 8, come sostituito dal D.Lgs. n. 507 del 1999, art. 33, censurandosi il mancato riconoscimento del “ravvedimento operoso”, consistito nel pagamento dell’importo dell’assegno e relativi accessori, in considerazione del quale sarebbe mancata la condizioni procedibilità ai fini dell’emissione del provvedimento sanzionatorio.

Nel caso di specie tale pagamento sarebbe intervenuto nel prescritto termine di gg. 60 dalla data di scadenza del termine di presentazione del titolo ed operato integralmente a mani del portatore, che ne aveva rilasciato attestazione con sottoscrizione autenticata, in conformità alle istruzioni impartite dalla banca trattarla.

Indebitamente, pertanto, il giudice avrebbe preteso,quale ulteriore prova non prevista dalla legge, i riscontro nelle scritture contabili.

Con il secondo motivo si deduce violazione di norme di diritto, per omessa considerazione della L. n. 689 del 1981, art. 3, ed errata interpretazione della L. n. 369 del 1990, art. 2.

Si censura, anzitutto, l’argomentazione del giudice, secondo la quale l’emittente non avrebbe verificato il saldo del proprio conto prima dell’emissione, perchè non avrebbe considerato che l’illecito depenalizzato de quo, originariamente punibile quale delitto,avrebbe richiesto il dolo, ed evidenziando che la A. essendo solo contitolare del conto corrente bancario non avrebbe potuto avere, a conferma della propria convinzione della relativa capienza, una piena e totale informazione sulla consistenza dello stesso.

Sotto un secondo profilo si lamenta la mancata considerazione che il momento rilevante,ai fini della sussistenza dell’illecito, non sarebbe più, a seguito della L. n. 386 del 1990, quello dell’emissione, bensì quello della presentazione del titolo all’incasso, risultando del tutto irrilevante la mancanza di copertura durante tutte le fasi della circolazione del titolo; e nella specie sarebbe stata “interrotta la connessione causale tra emissione senza provvista e mancato pagamento, vista la rara quanto tempestiva volontà di porre rimedio…”.

Il ricorso non merita accoglimento.

Il primo motivo, che si limita a denunciare malgoverno della norma prevedente l’estinzione dell’illecito per effetto del successivo pagamento nel termine di legge, si risolve in una inammissibile censura in fatto,in un contesto nel quale neppure è stata dedotta carenza o illogicità di motivazione in ordine all’accertamento del suddetto fatto estintivo.

Avendo il giudice di merito escluso, peraltro con motivazione convincente,la sussistenza di un effettivo pagamento idoneo ad integrare la fattispecie legale, non sussiste la dedotta violazione o falsa applicazione della citata norma di diritto. Perchè, infatti, potessero riscontrasi gli estremi della fattispecie estintiva, occorreva la prova che il postumo versamento fosse stato effettivamente operato,nel termine di legge, in favore del beneficiario primo prenditore del titolo, vale a dire della società Fer Gj s.r.l.; ma il mancato riscontro nelle scritture contabili di quest’ultima dell’assunto versamento in contanti ha consentito a giudice di escludere la circostanza, sicchè poco o punto rilevava che il G., marito dell’emittente e socio – di cui neppure risultane viene dedotta la qualità anche di legale rappresentante della società creditrice – avesse attestato,nelle solenni forme dell’atto sostitutivo di notorietà di aver ricevuto a mani proprie la somma. Quanto alla mancanza di dolo, dedotta nella prima parte del secondo motivo,la censura è manifestamente infondata, considerato che,ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 3, enunciante un principio generale valevole per tutti gli illeciti amministrativi,ivi compresi quelli “depenalizzati” e corrispondenti ad originari delitti,ai fini della responsabilità è sufficiente la colpa dell’autore del fatto, coscientemente e volontariamente compiuto,senza tuttavia valutarne le eventuali conseguenze illecite.

Pertanto correttamente,nel caso di specie, il giudice di merito ha ravvisato tale elemento psicologico per non avere l’opponente preventivamente verificato, prima dell’emissione dell’assegno, la relativa copertura, obbligo di elementare cautela ancor più doverosa, proprio in considerazione della circostanza della contitolarità del conto corrente con altra persona, che avrebbe potuto a sua volta aver determinato l’esaurimento della provvista.

Il secondo profilo di censura del suddetto motivo si basa su una circostanza palesemente inconferente, posto che, come dedotto in fatto dalla stessa ricorrente e risultante dalla sentenza di merito,il conferimento (postumo) della provvista a mezzo del bonifico bancario avvenne solo il 28.6.02,successivamente alla già avvenuta e vana presentazione del titolo all’incasso, costituente il momento consumativo dell’illecito, così come tipizzato dalla L. n. 386 del 1990, art. 2, comma 1, nel testo sostituito dal D.Lgs. n. 30 del 1999, art. 29, che si perfeziona quando “l’assegno…presentato in tempo utile,non viene pagato in tutto o in parte per difetto di provvista…”.

Al rigetto del ricorso, infine, non consegue pronunzia sulle spese, in assenza di resistenza dell’intimata prefettura.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 17 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2010

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