Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10167 del 28/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 28/04/2010, (ud. 24/03/2010, dep. 28/04/2010), n.10167

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE LUCA Michele – Presidente –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 30293-2006 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE MAZZINI 134, presso

lo studio dell’avvocato FIORILLO LUIGI, che la rappresenta e difende,

giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

F.R., G.M.M., elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA PANAMA 74, presso lo studio dell’avvocato IACOBELLI

GIANNI EMILIO, che li rappresenta e difende, giusta mandato a margine

del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3096/2006 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 17/07/2006 r.g.n. 4203/05 + altri;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

24/03/2010 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito l’Avvocato FIORILLO LUIGI;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SEPE Ennio Attilio, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

IN FATTO E DIRITTO

La Corte rilevato che:

il giudice d’appello di Roma ha pronunciato, in relazione all’impugnazione proposta dai lavoratori in epigrafe avverso le sentenze di primo grado che avevano rigettato le loro domande avente ad oggetto l’illegittimità del termine apposto ai contratti di lavoro stipulati con Poste Italiane s.p.a., sentenza, ex art. 420 bis cod. proc. civ., di accertamento pregiudiziale sull’interpretazione di contratto collettivo;

per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la società affidato a due motivi con i quali rispettivamente ha dedotto violazione e falsa applicazione della L. n. 230 del 1962, della L. n. 56 del 1978, art. 23, art. 1362 cod. civ. nonchè violazione del predetto art. 1362 cod. civ. e vizio di motivazione in ordine all’efficacia dell’accordo 25/9/97 integrativo dell’art. 8 ccnl 1994;

i lavoratori intimati hanno resistito con controricorso; Considerato che:

secondo giurisprudenza uniforme di questa Come (Cass. 19 febbraio 2007 n. 3770 , Cass. 7 marzo 2007 n. 5230, Cass. 21 marzo 2007 n. 6705, Cass. 28 settembre 2007 n. 20579, Cass. 7 maggio 2008 n. 11135, nonchè Cass. 9 agosto 2008 n. 22874) il canone costituzionale della ragionevole durata del processo, coniugato a quello dell’immediatezza della tutela giurisdizionale, orienta l’interpretazione dell’art. 420-bis cod. proc. civ. nel senso che tale disposizione trova applicazione solo nel giudizio di primo grado e non anche in quello d’appello, in sintonia con le scelte del legislatore delegato (D.Lgs. n. 40 del 2006) che, più in generale, ha limitato la possibilità di ricorso immediato per cassazione avverso sentenze non definitive rese in grado d’appello, lasciando invece inalterata la disciplina dell’impugnazione immediata delle sentenze non definitive rese in primo grado;

pertanto, la sentenza resa, come nella specie, in grado di appello, e non riconducibile nel paradigma dell’art. 420-bis cod. proc. civ., non è inficiata da nullità venendo in rilievo l’inapplicabilità del particolare regime dell’ impugnazione della sentenza mediante ricorso immediato per cassazione quale canone speciale rispetto alle regole generali che presiedono alla disciplina del ricorso per cassazione e, trattandosi di sentenza che non definisce, neppure parzialmente, il giudizio, il ricorso deve dichiararsi inammissibile, ex art. 360 c.p.c., comma 3, e art. 361 c.p.c., comma 1;

nè appare frustrato l’affidamento che le parti possono aver riposto nella decisione della Corte territoriale emessa nel contesto processuale dell’art. 420-bis cod. proc. civ., atteso che l’interesse ad un giudizio di impugnazione sulla sentenza resa dal giudice di appello è salvaguardato dall’applicabilità dell’art. 360 cod. proc. civ., comma 3, secondo periodo come novellato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2 che prevede che avverso le sentenze che non definiscono il giudizio e non sono impugnabili con ricorso immediato per cassazione, può essere successivamente proposto il ricorso per cassazione, senza necessità di riserva, allorchè sia impugnata la sentenza che definisce, anche parzialmente, il giudizio;

il ricorso, quindi, va dichiarato inammissibile;

la novità della questione all’epoca di proposizione del ricorso giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso con compensazione delle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2010

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