Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10165 del 16/04/2021

Cassazione civile sez. trib., 16/04/2021, (ud. 26/10/2020, dep. 16/04/2021), n.10165

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 18740/2015 R.G. proposto da:

Agenzia delle entrate, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, presso la quale è domiciliata in Roma, via

dei Portoghesi n. 12;

– ricorrente –

contro

Tecninvest Srl, rappresentata e difesa dall’Avv. Christian Califano,

con domicilio eletto presso lo studio dell’Avv. Laura Rosa in Roma

via F. Denza n. 20, giusta procura speciale in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale

dell’Emilia Romagna n. 1094/4/14, depositata in data 4 giugno 2014.

Udita la relazione svolta nella pubblica udienza del 26 ottobre 2020

dal Cons. Giuseppe Fuochi Tinarelli.

Udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Umberto De Augustinis, che ha concluso per l’accoglimento

del ricorso.

Udito l’Avv. Francesco Montanari su delega dell’Avv. Lorenzo Del

Federico per la Tecninvest Srl, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Udito l’Avv. dello Stato Alfonso Peluso per l’Agenzia delle entrate

che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Tecninvest Srl, operante nel settore della radiodiffusione sonora e titolare dell’emittente radiofonica “Lattemiele”, impugnava l’avviso di accertamento per l’anno 2006 per Iva, Irpef e Irap, oltre sanzioni, con cui l’Agenzia delle entrate, in esito a verifica fiscale a carattere generale, contestava l’omessa dichiarazione di ricavi derivanti da contratti di affiliazione con altre società radiofoniche, ricondotti alla tipologia dei contratti permutativi, nonchè, correlativamente, di un imponibile Iva non fatturato per prestazioni rese e non autofatturato per quelle ricevute.

L’Ufficio contestava altresì costi indeducibili per prestazioni pubblicitarie non documentate e non di competenza.

La contribuente eccepiva la nullità della notifica dell’avviso, l’infondatezza delle pretese, nonchè l’illegittimità delle sanzioni.

L’impugnazione era accolta dalla CTP di Bologna limitatamente ai ricavi non dichiarati e all’omessa fatturazione di operazioni imponibili. La sentenza era confermata dal giudice d’appello.

L’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione con due motivi. Tecninvest Srl resiste con controricorso, poi illustrato con memoria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 6,11 e 13.

L’Ufficio lamenta, in particolare, che, a fronte del pacifico tenore dei contratti stipulati dalla contribuente con le varie emittenti radiofoniche, la CTR abbia malamente sussunto la fattispecie in un rapporto non sinallagmatico, assumendo che l’Amministrazione non avesse fornito prove in tal senso.

2. Il motivo è fondato.

2.1. Va disattesa, preliminarmente, l’eccezione sollevata dalla contribuente, secondo cui la doglianza mira ad una nuova ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa e, dunque, a una rivalutazione dell’apprezzamento del giudice di merito.

Il contenuto del contratto stipulato dalla Tecninvest Srl con le singole emittenti locali, difatti, non è oggetto di discussione ma, anzi, esula dal perimetro del giudizio e costituisce solo il presupposto della doglianza avanzata: l’Agenzia non contesta la ricostruzione della fattispecie concreta così come effettuata dai giudici di merito e, dunque, non accede ad una revisione del fatto di competenza di questi ultimi, ma ne lamenta l’errata ricollocazione in una fattispecie giuridica che non le addice perchè non idonea a regolarla, da cui le errate conseguenze che la CTR ne ha tratto.

2.2. Va escluso, in secondo luogo, che si sia formato un giudicato con riguardo al rilievo n. 1 dell’avviso di accertamento, investendo la censura esattamente la problematica dei ricavi non dichiarati in relazione alle operazioni permutative, che costituisce il presupposto del rilievo stesso.

2.3. Il tema in giudizio, infatti, riguarda il trattamento impositivo riferito ai contratti di affiliazione tra la società Tecninvest Srl e 26 emittenti radiofoniche operanti su base locale.

Dalla sentenza impugnata e dall’accordo (trascritto nel corpo del motivo per le parti di rilievo) emerge che detti contratti prevedevano che:

a) la Tecninvest Srl, produttrice e ideatrice del programma radiofonico “Lattemiele”, assumeva l’impegno di metterlo a disposizione delle singole emittenti;

b) le singole imprese emittenti si impegnavano a trasmettere il programma “in contemporanea”.

La CTR, invero, qualifica le due obbligazioni previste dall’accordo come le prestazioni rese, rispettivamente, “dalla società appellata” e “dall’emittente radiofonica”.

Reputa, peraltro, che tra esse non sia stato provato “il nesso sinallagmatico”.

2.4. L’operazione su descritta tra la Tecnivest Srl e le singole imprese titolari di emittenti, peraltro, va inquadrata in seno a quelle permutative di cui al D.P.R. n. 633 del 1972, art. 11.

Questa norma, che reca la rubrica “operazioni permutative e dazioni in pagamento”, stabilisce che “le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate in corrispettivo di altre cessioni di beni e prestazioni di servizi, o per estinguere precedenti obbligazioni, sono soggette all’imposta separatamente da quelle in corrispondenza delle quali sono state effettuate”.

Le operazioni permutative rilevanti ai fini dell’Iva, infatti, hanno oggetto più ampio rispetto a quello del contratto di permuta disciplinato dall’art. 1552 c.c., in quanto, oltre che agli scambi di cosa con cosa e di diritto con diritto, si estendono agli scambi di beni e servizi e di servizi con altri servizi (Cass. n. 28723 del 30/11/2017; Cass. n. 25658 del 15/10/2018; Cass. n. 2146 del 30/01/2020).

La ricostruzione offerta in sentenza, che pone in risalto le due diverse prestazioni assunte dalle parti contrattuali, ne evidenzia la natura intrinseca di prestazioni contrapposte realizzate in vista di interessi differenziati.

Il fatto che all’esecuzione di una prestazione di servizi corrisponda l’impegno a eseguire una prestazione di servizi non è d’ostacolo alla configurazione dell’operazione permutativa: è il risultato traslativo, consistente nell’attribuzione dell’utilità derivante dalla futura prestazione di servizi a essere assunto come termine di scambio con la prestazione di servizi già eseguita, corrispondente al bene presente.

2.5. E’ appena il caso di sottolineare, sul punto, che diverse non sono solo le prestazioni che le parti si impegnano a eseguire ma, in piena evidenza, anche la causa (di scambio tra le diverse prestazioni) e l’interesse rispettivamente perseguito.

Da un lato, infatti, la trasmissione “in simultanea” trasforma la stessa diffusione del programma con la realizzazione di un network che da locale diviene operativo sul piano nazionale, con evidenti utilità sul valore del programma stesso (oltre che degli introiti pubblicitari di pertinenza); dall’altro, l’interesse, autonomamente perseguito dalle singole emittenti locali, conseguente all’ospitalità” offerta ad un programma che permette di incrementare i rispettivi introiti pubblicitari per esser di diffusione tendenzialmente nazionale e, dunque, ragionevolmente seguito.

2.6. Il giudice d’appello, pertanto, pur avendo esattamente individuato le prestazioni oggetto dei contratti, incombenti sulle parti dei singoli accordi, ha escluso, erroneamente applicando il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 11, che l’operazione fosse inquadrabile tra quelle permutative, assumendo, nonostante gli elementi considerati, che fosse necessaria una ulteriore prova del nesso sinallagmatico.

Ne consegue che la prestazione di servizi eseguita da Tecninvest Srl deve essere ritenuta imponibile e ciò sin dal momento della sua esecuzione, irrilevante il momento della controprestazione, ossia della trasmissione “in simultanea”, verificandosi il fatto generatore dell’imposta nel momento in cui è effettuata la cessione o la prestazione di servizi (v. Sez. U, n. 8059 del 21/04/2016; Corte di Giustizia, sentenza 31 maggio 2018, in cause riunite C-660 e 661/16, Kollrob e Wirti).

3. Il secondo motivo denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 10 e del D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, per aver la CTR escluso le sanzioni non derivando dai contratti di affiliazione (i.e. permutativi) alcun debito d’imposta.

3.1. La doglianza resta assorbita dall’accoglimento del primo motivo.

4. In accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la sentenza va pertanto cassata con rinvio, anche per le spese, alla CTR competente in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla CTR dell’Emilia Romagna in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 16 aprile 2021

 

 

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