Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10155 del 28/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 28/04/2010, (ud. 09/03/2010, dep. 28/04/2010), n.10155

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. PARMEGGIANI Carlo – Consigliere –

Dott. DIDOMENICO Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. POLICHETTI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12 presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

Z.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 217/2005 della COMM. TRIB. REG. di MILANO,

depositata il 03/04/2006;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/03/2010 dal Consigliere Dott. VINCENZO DIDOMENICO;

udito per il ricorrente l’Avvocato URBANI NERI FABRIZIO, che ha

chiesto l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

NUNZIO Wladimiro, che ha concluso per il rigetto.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate in persona del Direttore ha proposto ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Lombardia dep. il 3 aprile 2006 che aveva accolto l’appello di Z.G. avverso la decisione della CTP di Milano che aveva rigettato il ricorso del medesimo avverso il silenzio rifiuto dell’Amministrazione sulla istanza di restituzione dell’IRAP per l’anno 1998.

La CTR aveva escluso l’esistenza di un’autonoma organizzazione non avendolo Z. sostenuto oneri per personale dipendente e collaboratori ed essendo i beni strumentali di modesto valore.

La ricorrente Agenzia si duole di violazione e falsa applicazione di legge, D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2 e 3, artt. 2082, 2083, 2222 e 2195 c.c., per non avere ritenuto l’agente di commercio, e come tale imprenditore, in ogni caso soggetto all’IRAP; deduce altresì vizio motivazionale in ordine al concetto di organizzazione non avendo la CTR tenuto conto della cospicua entità delle provvigioni e della circostanza che nella dichiarazione dei redditi per l’anno 1998, il contribuente, pur non avendo compilato il quadro relativo alla presenza di dipendenti, aveva dedotto costi per provvigioni per L. 95.118.000, essendosi pertanto avvalso di collaboratori autonomi.

Il contribuente non ha resistito.

La causa è stata rimessa alla decisione in pubblica udienza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo di ricorso è infondato.

Le SS.UU. di questa Corte (n. 12108/2009) hanno recentemente affermato che: “In tema di IRAP, a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, comma 1, primo periodo e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio dell’attività di agente di commercio di cui alla L. 9 maggio 1985, n. 204, art. 1, è escluso dall’applicazione dell’imposta soltanto qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata. Il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l'”id quod plerumque accidit”, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza dell’organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui. Costituisce onere del contribuente, che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta, dare la prova dell’assenza delle predette condizioni”.

La Corte fa proprio tale insegnamento, escludendo ogni automatismo tra la qualità di agente e l’esistenza di un’autonoma organizzazione.

Per quanto concerne poi la censura dell’Ufficio di difetto di motivazione, anche se la stessa va valutata in relazione al presupposto, sostenuto dall’Amministrazione e sopra dichiarato infondato, che l’organizzazione dell’attività dell’agente di commercio perchè imprenditore fosse in re ipsa, con la conseguenza che tutti tali esercenti dovrebbero ritenersi assoggettati all’IRAP, tuttavia non può non ritenersi che la CTR, omettendo di esaminare la circostanza che il contribuente ha pagato a terzi provvigioni, assumendo invece che lo stesso non aveva collaboratori, sia incorsa in grave carenza motivazionale sul requisito dell’attività autonomamente organizzata.

Ciò comporta la necessità di cassare la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della CTR della Lombardia perchè valuti tale elemento pretermesso unitamente agli altri elementi acquisiti, al fine di verificare l’esistenza di autonoma organizzazione in base ai principi qui affermati. La CTR provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE Accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo, cassa la sentenza impugnata Prelazione al motivo accolto e rinvia anche per le spese alla CTR della Lombardia.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Tributaria, il 9 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2010

 

 

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