Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1015 del 17/01/2018


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Civile Ord. Sez. 2 Num. 1015 Anno 2018
Presidente: MATERA LINA
Relatore: SABATO RAFFAELE

ORDINANZA

sul ricorso 9523-2014 proposto da:
CIPI

EXPRESS

S.a.s.,

in

persona

del

legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata
in ROMA, VIALE DELLE MILIZIE l, presso lo studio
dell’avvocato VITTORIO CIROTTI, che la rappresenta e
difende unitamente all’avvocato STEFANO IGOR CURALLO;
– ricorrente contro

2017
2441

9rz

ACCADEMIA

MARKETING

&

COMUNICAZIONE

S.r.l.

in

liquidazione, in persona del legale rappresentante pro
tempore

e

domiciliata ex

liquidatore

Signora

Barbara

Lanzini,

lege, in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

Cancelleria della Corte di cassazione, rappresentata e
difesa dall’avvocato GEA MOSTARDINI e, a seguito della

Data pubblicazione: 17/01/2018

procura

speciale

del

20.9.2017

Rep.

n.

84361

autenticata dal dottor Andrea Simone Notaio in Firenze,
dall’avvocato MAURO ALESSANDRO CIAPPETTA;
– c/ricorrente e ricorrente incidentale nonchè contro

rappresentante pro tempore;
– intimata –

avverso la sentenza n. 11/2014 della CORTE D’APPELLO di
FIRENZE, depositata il 07/01/2014;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 11/10/2017 dal Consigliere RAFFAELE
SABATO.

HAUSTELL INTURNATIONAL S.r.l. in persona del legale

11.10.2017 n. 20 n.r.g. 9523-14 ORD

Rilevato che:

nicazione s.r.l. (oggi in liquidazione), editrice di pubblicazioni per
l’infanzia, ha chiesto ingiungersi alla Cipi Express s.a.s. in persona
dell’accomandataria Isabella Cima, distributrice presso le edicole, il
pagamento di euro 43.646,66 oltre accessori quale corrispettivo di
pubblicazioni. Avverso il decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, notificato il 17.5.2004, ha proposto opposizione l’intimata, eccependo la non vincolatività e comunque una qualificazione del contratto diversa rispetto a quella di contratto estimatorio, nonché
l’inadempimento della controparte che aveva cessato il ritiro
dell’invenduto. Sulla resistenza dell’opposta e intervenuta in via adesiva alle ragioni di questa la cessionaria del credito, Haustell International s.r.I., rigettata istanza di sospensione della provvisoria esecuzione, con sentenza del 27 giugno 2006 il tribunale di Firenze ha disatteso l’opposizione.
2. Su appello della Cipi Express s.a.s., in presenza di Accademia Marketing e Comunicazione s.r.l. e nella contumacia Haustell International s.r.I., con sentenza depositata il 7 gennaio 2014 la corte d’appello
di Firenze ha respinto l’impugnazione.
3. A supporto della decisione, per quanto rileva nella presente sede,
la corte territoriale:

p. 1/10

1. Con ricorso al tribunale di Firenze la Accademia Marketing e Comu-

- ha richiamato che il tribunale aveva «ritenuto la validità del contratto 19.9.2002, allegato dall’opposta, affermando che, sebbene il Picollo (accomandante della Cipi e marito dell’accomandataria) che l’aveva
sottoscritto fosse da ritenersi falsus procurator, la società aveva tut-

gne erano pacificamente avvenute e secondo il contratto, da qualificarsi estinnatorio, era Cipi a dover provare di aver tempestivamente
chiesto le rese nei termini contrattualmente previsti, e tanto non aveva fatto, restando irrilevanti le eventualmente diverse modalità con
cui la restituzione del c.d reso era avvenuta in passato»;
– nel disattendere il terzo motivo di appello, ha considerato che con
esso la Cipi aveva contestato «la ratifica del contratto perché I ‘esecuzione avrebbe riguardato solo aspetti marginali “come le percentuali di aggio e di sconto”, ed in assenza di prove “che riguardino il
vero nucleo del contratto e cioè I ‘aspetto relativo alla resa delle copie
invendute”»; ha «osserva[to] in contrario che gli elementi essenziali
del contratto (consegna della merce e pagamento del prezzo) si sono
realizzati pacificamente per molti mesi (dall’ottobre 2002 al marzo
2003 …) e anche la resa dell’invenduto veniva eseguita, sebbene con
modalità semplificate rispetto a quanto contrattualmente previsto
(anziché inviare una raccomandata entro 15 giorni dalla data di richiamo, a sua volta fissata entro 45 giorni dalla data di distribuzione,
come previsto dall’art. 7 del contratto, si assume da parte appellante
che il ritiro dei resi avvenisse de plano, contemporaneamente alla

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tavia ratificato tale contratto, dandovi esecuzione; inoltre, le conse-

consegna dei nuovi numeri)», essendo «proprio questo … un aspetto
“marginale” che non inficia l’avvenuta ratifica del contratto»;
– ha disatteso le deduzioni dell’appellante in ordine all’inidoneità della
scrittura datata 19.9.2002 a rappresentare un vero e proprio contrat-

inteso perfezionato con il primo atto di esecuzione dello stesso, le eccezioni formali di parte appellante, relative all’assenza di firma del legale rappresentante di Accademia ed alla mancanza di riferimenti allo
scambio di proposta e di accettazione, erano conseguentemente superate.
4. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso la Cipi
Express s.a.s. su due motivi. Ha resistito l’Accademia Marketing e
Comunicazione s.r.l. in liquidazione con controricorso contenente ricorso incidentale su un motivo illustrato da memoria. Non ha spiegato
difese la Haustell International s.r.l.

Considerato che:

1. Con il primo motivo del ricorso principale si deduce violazione degli
artt. 1326, 1327 e 1556 cod. civ., sostenendosi che erroneamente la
corte d’appello avrebbe ritenuto concluso il contratto, qualificato estimatorio ex art. 1556 cod. civ., sulla base delle clausole – tra cui
quella relativa ai termini per il ritiro dell’invenduto – di cui alla «proposta» del 19.9.2002; l’esecuzione (sul cui rilievo viene richiamata
nel ricorso la dottrina giuridica) dante luogo ad accettazione della

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to, sottolineando che, prevedendo l’art. 11 che l’accordo si sarebbe

«proposta» non sarebbe stata infatti a questa conforme, costituendo
controproposta poi accettata, in quanto per mesi il ritiro era avvenuto
con altre modalità; il contratto avrebbe dunque un contenuto diverso,
quanto meno rispetto a detta clausola, ciò in cui si concretizzerebbe

ne viziata di un contenuto conforme alla «proposta» aveva quantificato il corrispettivo non solo in riferimento al venduto, ma anche
all’invenduto non ritirato.
2. Con il secondo motivo del ricorso principale si deduce violazione e
falsa applicazione degli artt. 1398 e 1399 cod. civ. da parte della sentenza della corte d’appello, laddove essa «ha ritenuto possibile la ratifica nonostante la non coincidenza tra il contenuto della proposta controfirmata dal falsus procurator e il comportamento concludente (o
esecutivo) del rappresentato»; «per ritenere possibile una ratifica del
contratto la corte avrebbe dovuto accertare un comportamento oggettivamente conforme al contenuto del contratto stesso», avendo
invece la stessa corte ravvisato una difformità quanto alla restituzione
dei resi, aspetto erroneamente ritenuto marginale.
3. I due motivi, atteso che ai fini del loro esame sono necessarie argomentazioni parzialmente comuni, possono essere trattati congiuntamente. Essi sono entrambi inammissibili.
3.1. Deve premettersi che, come la stessa parte ricorrente riconosce,
il contratto scritto, denominato “lettera di accordo commerciale per
vendita con diritto di resa” (v. trascrizione alla p. 10 del ricorso), risulta non solo concluso da Massimo Picollo espressamente indicato

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l’erroneità della sentenza impugnata, che sulla base della ricostruzio-

quale incaricato della Cipi Express, ma contiene anche riferimenti al
fatto che lo stesso sig. Picollo, coniuge dell’accomandataria della ricorrente società, ne aveva «concordato» il contenuto. Di tale contratto, quindi come detto pacificamente negoziato e concluso dal sig. Pi-

angoli visuali diversi da quelli sopra riportati – ha accertato, da un lato, la stipula da parte di un rappresentante senza poteri e, dall’altro,
che «la società aveva tuttavia ratificato tale contratto, dandovi esecuzione», posto anche che «le consegne erano pacificamente avvenute».
3.2. Com’è noto, secondo l’impostazione condivisa da questa corte (v.
ad es. Cass. n. 14618 del 17/06/2010), il negozio concluso dal falsus
procurator costituisce una fattispecie soggettivamente complessa a
formazione successiva, come negozio in itinere o in stato di pendenza, suscettibile di perfezionamento attraverso la ratifica del dominus.
Questa sana, con efficacia retroattiva, il difetto di potere rappresentativo del falsus procurator e tale regime giuridico, in mancanza di clausole o condizioni che ne conformino diversamente l’efficacia, non è
modificabile in via interpretativa (così Cass. n. 2403 del 08/02/2016).
La ratifica – quale manifestazione di volontà del dominus diretta ad
approvare l’operato del rappresentante, per la quale non sono richieste formule sacramentali – può essere costituita anche da atti o fatti
che implichino necessariamente la volontà di far proprio il contratto e
i suoi effetti: può dunque essere anche tacita, ma sempre a condizione che dal contegno del dominus risulti in modo univoco la volontà di

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collo, la corte d’appello – con accertamento non impugnato da altri

rendere efficace il negozio (v. ad es. Cass. n. 6937 del 08/04/2004 e
n. 408 del 12/01/2006, ove la specificazione che il relativo accertamento spetta al giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se non per vizi di motivazione). La giurisprudenza di questa

l’affidamento della controparte negoziale: si ha ratifica tacita se i fatti
e comportamenti che sarebbero idonei ad evidenziarla siano stati percepiti o comunque conosciuti dal controinteressato al negozio unilaterale ratificato o dalla parte del negozio bilaterale ratificato; una volta
che il controinteressato sia posto in grado di percepire l’appropriazione, viene in gioco il suo affidamento sulla conclusione del contratto
(che quindi si ha per avvenuta), in base al quale egli regolerà di conseguenza il suo agire (v. sul punto Cass. n. 15699 del 11/07/2006).
3.3. Su tali premesse, risulta evidente che la ratio decidendi della
sentenza impugnata si fonda sull’applicazione al caso di specie della
disciplina degli artt. 1398 e 1399 cod. civ., concernenti il caso di ratifica (in specie, tacita) da parte di soggetto falsamente rappresentato
nel compimento di un contratto concluso. Ne discende, quindi, che
non è affatto pertinente a detta ratio (chiara anche alla parte ricorrente che infatti su essa fonda, parzialmente, il secondo motivo), e
quindi è inammissibile, il primo motivo, facente riferimento a istituti
del diritto dei contratti (la conclusione per proposta e accettazione di
cui agli artt. 1326 e 1327 cod. civ.) del tutto eccentrici rispetto alla
ratio richiamata: la sentenza impugnata ha avuto, infatti, riguardo a
un contratto concluso, seppur in pendenza di ratifica dell’operato del

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corte sottolinea, poi, il ruolo centrale che, nella fattispecie, ha

falso rappresentante, e non già a una proposta che la Cipi Express
s.a.s. dovesse accettare o rispetto alla quale potesse effettuare controproposta.
3.4. Tanto esime da ogni altra considerazione eventualmente conver-

contenuto essenzialmente di merito delle critiche contenute nella doglianza, non esaminabili quindi in sede di legittimità.
3.5. Benché anche nell’ambito del secondo motivo la parte ricorrente
si esprima in termini che evocano i non confacenti istituti della proposta e dell’accettazione del contratto, nell’ambito di tale motivo è idoneamente fatta questione di presunta falsa applicazione degli artt.
1398 e 1399 cod. civ., ciò che consente di affermare – a differenza
della precedente censura – la pertinenza di questa al caso di specie.
3.6. Il motivo risulta però inammissibile per altra via. Il nucleo essenziale della critica verte infatti sulla circostanza per cui erroneamente
la sentenza della corte d’appello avrebbe ritenuto realizzata una ratifica, che sarebbe invece esclusa dalla «non coincidenza tra il contenuto della “proposta” controfirmata dal falsus procurator e il comportamento concludente (o esecutivo) del rappresentato», in tema di restituzione dei resi (virgolette interne aggiunte). In argomento, si è già
ricordato che, come ritiene la giurisprudenza (Cass. n. 408 del
12/01/2006), l’accertamento in ordine all’essersi realizzata o non realizzata una ratifica dell’operato dello pseudorappresentante spetta al
giudice di merito ed è incensurabile in sede di legittimità, se non per
vizi di motivazione. Ciò posto, è evidente che, mediante la sottoposi-

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gente verso l’inammissibilità del primo motivo, ad esempio in tema di

zione alla corte di cassazione di una critica in ordine al se la ratifica vi
sia stata, la parte ricorrente – sotto le spoglie di una censura per violazione di legge – in effetti richiede un’inammissibile valutazione in
fatto. Da ciò – unitamente alla costatazione della circostanza che nes-

tenza impugnata – discende l’inammissibilità del motivo, siccome esso si limita a far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti
operata dal giudice di merito al diverso convincimento soggettivo patrocinato dalla parte (questioni relative al concreto operare dei resi e
alla valutazione della prassi difforme dalla clausola contrattuale, in riferimento all’intervenuta ratifica), proponendo un preteso migliore e
più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti. Tali aspetti
del giudizio, interni all’ambito della discrezionalità di valutazione degli
elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero
convincimento del giudice e non ai possibili vizi dell’iter formativo di
tale convincimento rilevanti ai sensi dell’art. 360 primo comma cod.
proc. civ., in particolare non attenendo a possibili vizi di violazione di
norme di diritto.
4. Con l’unico motivo di ricorso incidentale si deduce, da parte della
l’Accademia Marketing e Comunicazione s.r.l. in liquidazione, violazione e falsa applicazione degli artt. 91, 92, 96, 115 e 116 cod. proc.
civ., nonché vizio di omesso esame ex n. 5 dell’art. 360 primo comma
cod. proc. civ., per avere erroneamente la corte d’appello compensato le spese processuali del grado di giudizio e rigettato la domanda di
risarcimento del danno da lite temeraria sulla motivazione che «un

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suna negazione o erroneo governo di regulae iuris emerge dalla sen-

comportamento che improvvisamente innovi ad una prassi costantemente seguita in un rapporto di durata, richiedendo l’applicazione
puntuale di decadenze contrattuali che prima erano state evitate mediante lo spontaneo periodico ritiro delle rese, può ritenersi non del

cagionare la lite».
4.1. Il motivo è infondato. A fronte della predetta motivazione, immune da vizi logici e giuridici e conforme alla disposizione dell’art. 92
secondo comma cod. proc. civ. nel testo ratione temporis applicabile
al presente giudizio, non sussiste alcuna violazione di norme in tema
di compensazione delle spese processuali; l’argomento per cui – seppur nell’esercizio di un diritto – il comportamento improvvisamente
innovativo della parte pur vittoriosa potrebbe aver dato cagione alla
lite esclude d’altronde ex se la temerarietà di questa.
5. In definitiva i ricorsi principale e incidentale vanno rigettati, regolandosi le spese secondo soccombenza, globalmente a carico di parte
ricorrente principale stante la limitata importanza del ricorso incidentale.
Ai sensi dell’art. 13 co. 1-quater d.p.r. n. 115 del 2002 va dato atto
del sussistere dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti sia principale sia incidentale dell’ulteriore importo pari al contributo unificato dovuto a norma del co. 1-bis dell’art. 13 cit.
P.Q.M.

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tutto conforme ai canoni di correttezza e tale da aver contribuito a

La corte rigetta i ricorsi principale e incidentale; condanna la ricorrente, principale alla rifusione a favore della controricorrente-ricorrente
incidentale delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro
200 per esborsi ed euro 4.000 per compensi, oltre spese forfettarie

Ai sensi dell’art. 13 co. 1-quater d.p.r. n. 115 del 2002 dà atto del
sussistere dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrenti
sia principale sia incidentale dell’ulteriore importo pari al contributo
unificato dovuto a norma del co. 1-bis dell’art. 13 cit.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della sezione seconda
civile, in data 11 ottobre 2017.
Il pnesidente

(L. Matera)

nella misura del 15% e accessori di legge.

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