Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10133 del 28/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 28/04/2010, (ud. 27/10/2009, dep. 28/04/2010), n.10133

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ALTIERI Enrico – Presidente –

Dott. SOTGIU Simonetta – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

Ministero dell’Economia e delle Finanze e Agenzia delle Entrate,

rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i

cui uffici sono domiciliati in Roma via dei Portoghesi 12;

– ricorrenti –

contro

Hotel Esplanade Tergesteo Padova s.r.l., elettivamente domiciliata in

Roma, via delle Milizie 19, presso lo studio dell’avvocato Lania Aldo

Lucio, che la rappresenta e difende, unitamente all’avv. Piero 2009

Castellini, per mandato a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 21/32/04 della Commissione tributaria

regionale di Roma, emessa il 15 aprile 2004, depositata il 28 aprile

2004, R.G. 2858/03;

udita la relazione della causa svolta nella udienza del 27 ottobre

2009 dal relatore Dott. Giacinto Bisogni;

udito l’Avvocato Paolo Gentili per l’Avvocatura Generale dello Stato;

udito l’Avvocato Aldo Lania per la controricorrente;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SORRENTINO Federico che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia ha per oggetto l’opposizione alla cartella esattoriale notificata dall’Ufficio delle Entrate di Roma e relativa al mancato pagamento dell’IVA per l’anno 1993. La società contribuente ha eccepito la mancata notifica di un atto di accertamento che legittimasse la cartella esattoriale e ha altresì eccepito l’avvenuto pagamento della sanatoria ex L. n. 85 del 1995.

La C.T.P. di Roma ha accolto il ricorso e tale decisione è stata confermata dalla C.T.R. del Lazio.

Ricorrono per cassazione il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate affidandosi a tre motivi di impugnazione.

Si difende con controricorso la società contribuente.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso si deduce sia la violazione e falsa applicazione del D.L. n. 41 del 1995, art. 19 bis convertito in L. n. 85 del 1995, art. 19 bis in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 sia la insufficiente motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Con il secondo motivo di ricorso si deduce la insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5.

Con il terzo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 60 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3.

I tre motivi di ricorso possono essere esaminati e decisi unitariamente per la loro stretta connessione logica e giuridica.

Le amministrazioni ricorrenti fanno rilevare che la CTR nel respingere l’appello si è limitata a riscontrare la presentazione, da parte della società contribuente, di una istanza di sanatoria senza considerare che tale istanza era stata presentata, ai sensi del D.L. n. 41 del 1995, art. 19 convertito in L. n. 85 del 1995, al fine di escludere l’applicabilità di sanzioni per il ritardato pagamento dell’IVA periodica relativa al mese di settembre 1993 mentre la cartella di pagamento impugnata aveva ad oggetto l’IVA periodica relativa al mese di ottobre 1993. Inoltre dalla documentazione allegata all’appello risultava che i pagamenti relativi alla cartella impugnata, che costituiva l’atto di riscossione dell’imposta dovuta in base alla dichiarazione annuale della contribuente (e non la conseguenza di una rettifica ritenuta erroneamente dalla CTP) non erano stati eseguiti.

Questa Corte rileva che la Corte di Giustizia C.E., con sentenza del 17 luglio 2008 (nella causa C-132/06), nel decidere una procedura di infrazione a carico dell’Italia, ha statuito la contrarietà delle disposizioni sul condono fiscale contenute nella L. n. 239 del 2002, artt. 8 e 9 al sistema comunitario di imposta comune sul valore aggiunto. La Corte di Cassazione ha ritenuto (con sentenza n. 20069/2009) l’immediata efficacia di tale pronuncia nel contesto normativo nazionale in quanto la possibilità di un condono in materia di IVA comporta necessariamente la alterazione delle finalità di regolare funzionamento del mercato interno sottese alla realizzazione di un regime armonizzato dell’IVA nell’Unione europea e inoltre provoca un effetto negativo sull’afflusso di risorse finanziarie alla Comunità derivanti dal gettito dell’IVA. Tale pronuncia appare rilevante anche con riferimento al caso in esame nel quale la fondatezza della pretesa fiscale, in materia di IVA, è stata esclusa dalla CTR in relazione all’avvenuta presentazione di istanza di sanatoria da parte della società contribuente.

Il ricorso va pertanto accolto con cassazione della sentenza impugnata e decisione nel merito di rigetto del ricorso introduttivo.

Sussistono giusti motivi per compensare le spese dell’intero giudizio.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo della società contribuente. Spese dell’intero giudizio compensate.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 27 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2010

 

 

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