Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1008 del 20/01/2014


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Sent. Sez. U Num. 1008 Anno 2014
Presidente: ROSELLI FEDERICO
Relatore: DI AMATO SERGIO

Data pubblicazione: 20/01/2014

SENTENZA

sul ricorso 9810-2012 proposto da:
PAGGI

ORNELLA,

PAGGI

GISELDA,

PAGGI

LOREDANA,

elettivamente domiciliate in ROMA, VIA VITTORIA COLONNA
40, presso lo studio dell’avvocato BIANCHI BRUNO, che le
rappresenta e difende, per delega in calce al ricorso;
– ricorrenti contro

AGENZIA

DEL

DEMANIO,

in

persona

del

legale

rappresentante pro-tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA
GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope
legis;

avverso la sentenza n. 25/2012 del TRIBUNALE SUPERIORE
DELLE ACQUE PUBBLICHE, depositata il 20/02/2012;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 17/12/2013 dal Consigliere Dott. SERGIO DI
AMATO;
udito l’Avvocato Donatella PAGLIACCIA per delega
dell’avvocato Bruno Bianchi;
udito il P.M. in persona dell’Avvocato Generale Dott.
UMBERTO APICE, che ha concluso per il rigetto del
ricorso.

– resistente –

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Gisella, Ornella e Loredana Paggi, con ricorsi del 24 luglio
2007, convenivano in giudizio dinanzi al Tribunale regionale delle
acque pubbliche di Milano l’Agenzia del Demanio esponendo, per
quanto riferito dalla sentenza in questa sede impugnata, «che nei

primi anni sessanta avevano realizzato in prossimità delle acque
del lago di Mezzo/a, e quindi in area demaniale, una piccola

costruzione ad uso magazzino e poi un fabbricato ad uso
abitazione; che tali immobili erano stati intestati al demanio
pubblico pur essendo ancora occupati ed utilizzati da esse
ricorrenti; che con d. m. 1377/59 lo zero idrometrico del lago di
Como e del lago di Mezzola era stato fissato a quota di m. 199,19
s.l.m.; che tale linea però non corrispondeva alla reale altezza
dell’alveo ed era quindi illegittima; che il terreno da esse occupato
era di loro esclusiva proprietà perché non costituiva né alveo né
spiaggia del lago ed era stato da loro usucapito».

Pertanto,

chiedevano «di accertare lo zero idrometrico e di disapplicare il

d.m. n. 1377/59; di accertare comunque che i terreni in questione
si trovavano a quota superiore al fissato limite demaniale; di
dichiarare che i terreni stessi erano di loro esclusiva proprietà».
Il TRAP di Milano, con sentenza del 10 dicembre 2008,
rigettava la domanda osservando, sempre secondo quanto riferito
dalla sentenza impugnata, «che non era stata fornita la prova della
pretesa erroneità della fissazione della quota dello zero
idrometrico; che erano inammissibili sia la richiesta CTU sia la
dedotta prova per testi; che l’area in questione andava qualificata
come demaniale per la sua prossimità alla sponda e per la sua
natura di spiaggia; che l’area, pertanto era stata occupata
illegittimamente».
Con sentenza del 20 febbraio 2012 il Tribunale superiore delle
acque pubbliche rigettava l’appello proposto dalle attrici e, per
quanto qui ancora interessa, osservava che: 1) l’area in questione
aveva natura demaniale in quanto si trovava in prossimità della
sponda del lago sicchè, quand’anche non rientrasse nella nozione
di alveo, rientrava sicuramente in quella di spiaggia per la sua
SU17d2871-13

3

contiguità alla linea di battigia e per la sua destinazione pubblica;
2) la natura demaniale dell’area era stata era stata riconosciuta
dalle attrici che ne avevano fatto richiesta di acquisto, respinta
dall’Agenzia del Demanio per la sua prossimità alla battigia e per il
conseguente vincolo ambientale ex d. Igs. n. 490/1999; 3) che era
inammissibile la richiesta di determinare mediante CTU il
mutamento nel tempo della quota idrometrica zero perché la

relativa istanza era generica ed aveva carattere esplorativo; 4) la
richiesta era anche irrilevante poiché, quand’anche vi fosse stato
un abbassamento della quota idrometrica, del quale le attrici non
avevano indicato l’epoca, la sdemanializzazione tacita era esclusa
per i beni del demanio idrico dall’art. 947, comma terzo, c.c., come
sostituito dalla legge n. 37/1994; in ogni caso, prima dell’entrata
in vigore della predetta legge la sdemanializzazione sarebbe stata
configurabile solo in presenza di atti o fatti che evidenziassero in
maniera inequivocabile la volontà della P.A. di sottrarre il bene alla
sua destinazione pubblica e di rinunciare definitivamente al suo
ripristino; 5) anche ipotizzando una sdemanializzazione tacita, il
bene sarebbe passato al patrimonio indisponibile e l’usucapione
avrebbe richiesto una interversione del possesso sulla quale non
era stata articolata una specifica prova per testi.
Gisella, Ornella e Loredana Paggi propongono ricorso per
cassazione, deducendo un unico articolato motivo, illustrato anche
con memoria. L’Agenzia del Demanio non ha svolto attività
difensiva.

MOTIVI DELLA DECISIONE
Con l’unico motivo di ricorso le ricorrenti deducono il vizio di
violazione di legge per mera apparenza della motivazione in merito
alle istanze istruttorie. Prima di riferire il contenuto del motivo
occorre osservare che le ricorrenti hanno premesso, peraltro con
evidente contraddittorietà, che le modifiche all’art. 360 c.p.c.
dettate dal d. Igs. 2 febbraio 2006, n. 40 trovano applicazione solo
ai ricorsi per cassazione proposti avverso le sentenze pubblicate a
decorrere dal 2 marzo 2006, con la conseguenza che ad esse, in
sede di ricorso

SU17d2871-13

ex

art. 111 Cost., sarebbe stato concesso

4

esclusivamente di far valere la violazione di legge sostanziale o
processuale con riguardo

alla «nullità derivante da radicale

assenza o da mera apparenza della medesima per difetto di un iter
argomentativo atto a palesare le ragioni della decisione». L’errore
in cui sono incorse le ricorrenti, visto che la sentenza impugnata è
evidentemente successiva al 2 marzo 2006, non rende
inammissibile il ricorso, considerato che la mancanza totale o

l’apparenza della motivazione è certamente censurabile come vizio
di violazione di legge anche dopo le modifiche dettate dal citato d.
Igs. n. 40/2006 (che hanno esteso i vizi denunciabili con il ricorso
straordinario ex art. 111 Cost. a quelli previsti dal primo comma
dell’art. 360 c.p.c.), ma delimita certamente l’ambito in cui lo
stesso può essere scrutinato.
Nella prospettiva appena indicata, le ricorrenti lamentano che:
a) non era stata ammessa la consulenza tecnica d’ufficio, malgrado
la stessa, considerata la natura tecnica degli accertamenti, doveva
considerarsi non come esplorativa, ma come diretta ad acquisire
elementi di prova in ordine alle specifiche caratteristiche naturali
dell’area per escludere, secondo l’assunto difensivo, che la stessa
potesse qualificarsi come alveo lacuale o come spiaggia o come
pertinenza e fosse, inoltre, idonea ad un uso pubblico; b) non era
stata ammessa la prova per testimoni, diretta a provare

la

«pacifica, ininterrotta ed esclusiva signoria di fatto» sull’area da
parte delle ricorrenti, malgrado la stessa fosse necessaria per
accertarne la natura privata.
Il motivo è infondato. Invero, come riferito in narrativa, la
sentenza impugnata ha ritenuto che l’area in questione

«come

osservato dalla sentenza impugnata, si trova in prossimità della
sponda de/lago sicché, quand’anche non rientrasse nella nozione
di alveo, rientrava sicuramente in quella di spiaggia per la sua
contiguità alla linea di battigia». Pertanto, contrariamente a quanto
affermato dalle ricorrenti, la sentenza impugnata ha motivato la
natura demaniale dell’area con specifico riferimento alle sue
caratteristiche fisiche. Con tutta evidenza tale motivazione non è
apparente, mentre ipotetiche omissioni, insufficienze o

SU17d2871-13

5

contraddittorietà della motivazione sul punto neppure sono state
dedotte dalle ricorrenti che, come sopra evidenziato, hanno
limitato la loro censura all’apparenza della motivazione.
Né, d’altro canto, l’omissione o l’apparenza della motivazione
può essere utilmente denunziata con riferimento alla mancata
ammissione della consulenza tecnica, trattandosi di provvedimento
discrezionale del giudice di merito sul quale grava soltanto

16 aprile 2008, n. 10007). La ritenuta natura demaniale dell’area
assorbe, infine, ogni questione sulla mancata ammissione della
prova per testi diretta a provare un non consentito acquisto per
usucapione.

P.Q.M.
rigetta il ricorso.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 17 dicembre
2013.

l’obbligo di motivare adeguatamente la decisione (e plurimis Cass.

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA