Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10002 del 20/04/2017


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Cassazione civile, sez. II, 20/04/2017, (ud. 10/03/2017, dep.20/04/2017),  n. 10002

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8781/2013 proposto da:

T.V., (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

BALDO DEGLI UBALDI 71, presso lo studio dell’avvocato MASSIMILIANO

MORICHI, rappresentato e difeso dall’avvocato VINCENZO TERESI;

– ricorrente –

contro

P.S., P.A., P.C.,

PU.AN.;

– intimati –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di NAPOLI, depositata il

11/12/2012;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/03/2017 dal Consigliere Dott. ANTONIO ORICCHIO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

è stata impugnata l’ordinanza ex L. n. 794 del 1942, resa l’11 dicembre 2012 dalla Corte di Appello di Napoli (all’esito di giudizio di rinvio) con ricorso fondato su tre ordini di motivi;

non hanno svolto difese le parti intimate;

il ricorso viene deciso ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c., con ordinanza in Camera di consiglio non essendo stata rilevata la particolare rilevanza delle questioni di diritto in ordine alle quali la Corte deve pronunciare.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

1.- Con il primo motivo del ricorso si censura il vizio di “violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 3, in relazione all’art. 384 c.p.c., comma 2″.

Viene, nella sostanza, svolta doglianza di omessa pronuncia in ordine alla domanda di liquidazione delle spese legali in favore del ricorrente per lo svolto giudizio cautelare ante causam ed il successivo reclamo.

Il motivo è fondato.

Con lo stesso equivoca quanto al riferimento (meramente discorsivo e finalizzato all’individuazione del valore della controversia) al detto procedimento cautelare.

In effetti la questione della liquidazione di tale procedimento non era preclusa alla Corte territoriale dall’intervenuto giudicato in punto.

Quella Corte ha, infatti errato, allorchè ha ritenuto l’intervenuta preclusione affermando – fra l’altro (v. pag. 4 del provvedimento gravato, ultimo capoverso) che vi era impossibilità di procedere…..”anche alla liquidazione delle competenze per l’attività svolta nel procedimento cautelare anche di reclamo e nel giudizio di appello (poichè) la liquidazione per tali fasi effettuata dalla Corte territoriale con la citata ordinanza 9.2.2006 non è stata, infatti, oggetto di ricorso per cassazione, per cui deve reputarsi definitivamente determinata nella misura stabilita nell’ordinanza suddetta”.

Col precedente ricorso che portava, nella fattispecie, alla prima sentenza (n. 2695 del 2012) di questa Corte, si contro verteva, in base ai due motivi in allora proposti, sul valore della causa e su un vizio di ultrapetizione.

Dalla lettura e dal tenore della sentenza n. 2965/2012, già resa da questa Corte, risulta espressamente che le (allora) doglianze mosse dall’odierno ricorrente attenevano anche alla determinazione degli onorari spettanti (“detratto l’acconto già percepito” e di cui in atti) “per l’opera prestata relativa a: un procedimento di urgenza ante causam ed al reclamo sul provvedimento reiettivo…..”.

La Corte territoriale, quindi, doveva e dovrà, quindi, provvedere quanto alla liquidazione per le dette fasi del procedimento cautelare in ordine al quale non è dato rilevare una acquiscenza parziale.

In conclusione il motivo qui in esame va accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato e rinvio della causa ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli che provvederà a decidere la controversia uniformandosi a quanto innanzi affermato.

2.- Con il secondo motivo del ricorso si deduce il vizio di “violazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, in relazione all’art. 384 c.p.c., sotto altro aspetto” ovvero in relazione alla L. n. 794 del 1942, al D.M. n. 585 del 1994 ed all’art. 111 Cost..

3.- Con il terzo motivo si deduce il vizio di violazione di legge per la liquidazione delle spese operata per la fase del giudizio di rinvio dalla ordinanza impugnata.

4.- I due rimanenti motivi del ricorso, innanzi brevemente e riassunti, vanno entrambi rigettati.

In particolare è destituita di fondamento la censura prospettata con il secondo motivo ovvero la prospettata doglianza per cui la Corte territoriale avrebbe – col gravato provvedimento – “inventato il criterio del valore differenziato della controversia”.

Nell’occasione la Corte territoriale rifacendosi a Cass. n.ri 2181/2011 e 226/2011 applicava correttamente l’orientamento di quelle pronunce già posto a base della sentenza di rinvio.

Trattasi del criterio del decisum per cui (non per preteso astruso “valore differenziato”) si ancorano le determinazioni connesse al valore della causa per come possibile e potuto successivamente accertare dopo una prima iniziale indeterminatezza dello stesso.

Veniva, quindi, svolta dalla Corte territoriale una corretta applicazione dell’esposto criterio ermeneutico, nè parte ricorrente ha allegato valide ed idonee ragioni tali da dover indurre ad un mutamento dell’anzidetto orientamento.

Del tutto generiche, poi, sono (anche in difetto dell’indicazione del parametro normativo violato ex art. 360 c.p.c., n. 3) le cesure svolte con il terzo motivo del ricorso.

PQM

La Corte:

accoglie il primo motivo del il ricorso, rigettati il secondo ed il terzo, cassa l’impugnato provvedimento e rinvia, anche per le spese, ad altra Sezione della Corte di Appello di Napoli.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 10 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2017

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